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PANNELLO FOTOGRAFICO SUL LAVORO NELLE CAVE DEL FURLO
Nel pannello di fronte a te ci sono alcune gigantografie che raccontano alcuni aspetti della storia delle cave sul Monte Pietralata del Furlo, dagli anni ‘30 agli anni ‘50 (circa). Un viaggio nel tempo per comprenderne la fatica e il pesante lavoro.
La prima foto grande in alto a destra: siamo negli anni ‘30-’35 sul fronte della cava alta sul Monte Pietralata, dalla quale si estraevano blocchi di pietra ornamentali; la foto racconta di un lavoro fatto solo con la forza delle braccia senza strumenti a motore! Si vedono alcuni cavatori intenti faticosamente a staccare il blocco di pietra dalla parete di roccia con mazze a leve per far forza, mentre altri intenti a squadrare i blocchi preparandoli così al lavoro dei maestri scalpellini nei loro laboratori presso l’abitato Furlo. I blocchi venivano spostati con corde e forza delle braccia. La grande foto immediatamente sotto risale agli anni ‘43 circa e racconta di un particolare momento di festa (da notare gli uomini vestiti a festa): ossia di quando la cava fu munita di un argano a mano, alleviando così le fatiche dei cavatori! Dopo la fine della seconda guerra mondiale, venne sistemata la strada che conduceva alla cava alta degli scalpellini (prima e ultima foto a sinistra); alla cava così arrivarono non solo i primi strumenti a motore scoppio e le gru (alleggerendo così l’ancora pesante lavoro dei cavatori) ma anche i camion su cui potevano essere caricati i blocchi di pietra e trasportati facilmente a valle.
La seconda foto a sinistra invece racconta di una seconda cava sul Monte Pietralata destinata all’estrazione della ghiaia per la costruzione di strade e ferrovie, attivata circa alla fine della seconda guerra mondiale. Nella foto è visibile la prima macina a pietra.
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