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IL LAVORO IN CAVA NEGLI ANNI ‘30

Cave dismesse, vecchie segherie, laboratori abbandonati, edifici costruiti con la pietra locale; sono alcune delle numerose tracce storiche che si possono osservare nel territorio della Riserva Naturale Statale Gola del Furlo, quali testimonianze di due mestieri caratteristici delle nostre montagne: il cavatore e lo scalpellino. Di fronte a te è stata riprodotta una tipica giornata di lavoro estivo, negli anni ‘30, presso la Cava degli scalpellini sul Monte Pietralata, quando tutto il lavoro si faceva faticosamente solo a mano: dall’estrazione della pietra ad opera dei cavatori alla lavorazione dei singoli blocchi di pietra ad opera dei maestri scalpellini. 

In alto a sinistra è ben visibile il fronte della cava dove i cavatori con la forza delle braccia e munito di strumenti da lavoro particolare (mazzetta, punta, scalpello e palanghino) staccavano il pesante blocco di pietra dalla montagna, che veniva poi fatto scivolare lungo un particolare scivolo chiamato rave fino al piazzale degli scalpellini, in basso alla tua destra dove i blocchi di pietra venivano lavorati e trasformati in pezzi più piccoli. Successivamente da qui venivano trasportati al borgo del Furlo nei laboratori degli scalpellini o nelle segherie, per essere definitivamente trasformati in pietre per case o lapidi o altari per le Chiese o bellissime statue. 

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