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LA VITA FOSSILE ALLA GOLA DEL FURLO

Le teche esposte in questo corridoio ospitano una ricca collezione di ammoniti, molluschi cefalopodi ormai estinti, vissuti sulla Terra a partire da circa 330 milioni di anni fa e scomparsi intorno a 65 milioni di anni fa, in concomitanza con l’estinzione di massa che coinvolse anche i dinosauri.

Questi organismi marini erano dotati di una conchiglia esterna avvolta a spirale, suddivisa internamente in camere da pareti chiamate setti. L’ammonite occupava solo la camera più esterna, mentre le altre fungevano da camere d’aria, utili per regolare il galleggiamento tramite un sofisticato sistema idraulico noto come sifone. Questo meccanismo, paragonabile a quello di un moderno sommergibile, consentiva all’animale di muoversi verticalmente nella colonna d’acqua in modo rapido ed efficiente.

Le ammoniti rivestono un ruolo fondamentale in paleontologia come fossili guida, ovvero organismi utili per la datazione relativa delle rocce sedimentarie. La loro rapida evoluzione, unita a un’ampia distribuzione geografica, permette ai geologi di correlare strati rocciosi di diverse aree del mondo e di assegnare loro una precisa posizione nella scala del tempo geologico.

I generi riconosciuti nel comprensorio del Furlo sono distribuiti in quattro grandi raggruppamenti: Phylloceratina, Lytoceratina, Ammonitina e Ancyloceratina. Tra le Ammonitina, in particolare, esistono alcuni generi e specie il cui nome fa riferimento al Furlo, come, ad esempio, il genere Furloceras o la specie Taffertia furlensis oppure il genere Furlites.

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